La diplomazia nell'arte

Gio, 01/06/2017

Giovedì 1° giugno  2017 si è svolto un incontro sul tema "La diplomazia dell'arte", presso la Pontificia Università della Santa Croce, Roma, con Zhu Jiancheng, Segretario Generale della China Culture Industrial Investment Fund e l’artista cinese Zhang Yan
China Culture Industrial Investment Fund, dipendente direttamente del Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese e avente il compito precipuo di promuovere e divulgare la cultura tradizionale cinese, ha donato il 31 maggio al Santo Padre, a nome del popolo cinese, due dipinti dell'artista cinese, Zhang Yan.
L'incontro è stato organizzato dall'Associazione Iscom e dalla Pontificia Università della Santa Croce.

Due sono le principali ragioni cui è possibile ricondurre la presenza ieri del rappresentante del fondo culturale cinese CCIIF (Chinese Culture Industrial Investment Fund) e dell’artista cinese Zhang Yan in Vaticano. 

La prima e più immediata ragione è che il Fondo suddetto, dipendente direttamente Ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese e avente il compito precipuo di promuovere e divulgare la cultura tradizionale cinese, ha donato al Santo Padre, a nome del popolo cinese, due dipinti di un affermato artista cinese, Zhang Yan.

Questo gesto di apertura non può che essere letto alla luce di quello compiuto da Papa Francesco il 14 agosto 2014: il Santo Padre, sorvolando la Cina in volo verso Seul, ha indirizzato un telegramma al popolo cinese e ha invocato “la divina benedizione per la pace e il benessere della nazione”. Tale gesto amichevole ha aperto un nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali tra il Vaticano e la Cina.

Orbene, l’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di contribuire alla creazione di un ponte culturale e di condivisione che parte da Pechino per arrivare in Vaticano, che vuole essere la premessa dello sviluppo sociale, della giustizia e della pace, cui tutta la famiglia umana anela. E’ un gesto di vero dialogo che è possibile tra quei soggetti che rispettano, e valorizzano, le identità culturali, e cioè passato, tradizioni, costumi, origini.

In questo senso, la religione è strumento di armonia e di pacificazione tra i popoli, ed è un antidoto a tutti gli estremismi. In questo non si può non leggere il ragionamento di Papa Francesco, per cui “la vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri con la stessa forza e lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri”. 

Oggetto del dono al Pontefice sono due opere d’arte, realizzate con pittura ad olio: il dono artistico non è casuale, poiché l’arte è una modalità che rivela la vera essenza dell’uomo, proprio per questa sua capacità di trascendenza, fuori dallo spazio e dal tempo.

Passando poi alla scelta delle opere d’arte del maestro Zhang, esse rappresentano il risultato dell’esperienza di vita, dello sforzo artistico e dell’attività di contemplazione ventennale dell’artista, i cui contenuti risultano altamente significativi ed in particolare sintonia con la visione del destinatario del dono, ovvero Papa Francesco:

Il primo dipinto (che risale al 1993), intitolato “Iron Staff Lama”, dimostra come è proprio la fisicità materiale che rimanda all’esperienza spirituale, e proprio partendo da questa dimensione trascendente anche ciò che è effimero, materia, carne, assume significato di purezza e dignità.

La seconda opera (del 2013), intitolata “The Cradling Arm” è, se possibile, ancora più incisiva nel suo richiamo all’abbraccio non solo tra la madre e la figlia rappresentate, ma soprattutto a quell’abbraccio che la madre terra, nel suo sfondo di distese e promontori, riserva all’umanità generando vita. Questo è un concetto che si ricollega perfettamente a quanto espresso dal Santo Padre nell’enciclica “Laudato si’”: così, da un lato, l’artista Zhang evidenzia il legame, oggi particolarmente delicato, tra l’uomo e la natura da cui dipendiamo, facendo emergere nello sguardo della ragazza ritratta un sentimento di purezza insieme determinata e pacifica; esso ben si fonde con la vitalità creata dalla natura che, sullo sfondo (protendendosi all’infinito), collega il cielo alla terra, e rende manifesta la straordinaria potenza della religione. Dall’altro lato, il Papa ha ben chiarito nell’enciclica predetta che la natura è proprio “la nostra casa comune […], ed è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia” (paragrafo 1 delle Premesse all’Enciclica). L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona uma­na, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale, poiché come sostenuto anche dal suo predecessore Papa Benedetto “l’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura” (paragrafo 6 delle Premesse).

L’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei pro­blemi ambientali, che ci invitano a cercare solu­zioni non solo nella tecnica, ma anche in un cam­biamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. L’insegnamento che il Papa propone è quello suggerito da San Francesco d’Assisi, il quale “ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso cate­gorie che trascendono il linguaggio delle scien­ze esatte o della biologia e ci collegano con l’es­senza dell’umano. Così come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature. Egli entrava in comunicazione con tutto il creato”. Ecco allora che, “se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i no­stri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle ri­sorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura, raffigurati nel dipinto donato attraverso lo sguardo e gli occhi femminili, scaturiranno in maniera spontanea” (paragrafo 11 delle Premesse).